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IVA cibo e bevande da asporto

Secondo gli ultimi chiarimenti sia per i bar, i ristoranti e le pizzerie, che per le imprese artigiane (gelaterie e pizzerie al taglio), le cessioni di «piatti da asporto», non possono essere assimilate, ai fini Iva, alle somministrazioni di alimenti e bevande (peraltro, non ammesse per le attività artigianali).

La somministrazione è una prestazione di servizi, caratterizzata dalla commistione di «prestazioni di dare» e di «prestazioni di fare» (articolo 3, comma 2, n. 4, Dpr 633/1972 e principio di diritto 9/2019), alla quale si applica l’aliquota Iva del 10%, indipendentemente dal tipo di prodotto somministrato, in base alla voce 121, Tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972.

Sono cessioni di beni, invece, le cessioni di «piatti da asporto», senza somministrazione, come ad esempio il «take away», dove il cliente preleva nella sede del ristoratore il cibo da consumare altrove ovvero il «food delivery», dove il cliente chiede di farlo consegnare altrove e il trasporto è considerato un semplice servizio accessorio alla cessione di beni (interpello Dre Lombardia 904-46/2016). In questi casi, l’aliquota Iva applicabile deve essere individuata a seconda delle componenti che qualificano la preparazione alimentare, individuando la classificazione doganale e l’eventuale corrispondente voce della Tabella A allegata al Dpr 633/1972 (risoluzione 107/1998).

L’analisi dovrà essere effettuata in base alle caratteristiche del piatto pronto ceduto:

  • si applica l’Iva del 10% alla cessione di «prodotti della panetteria fine, della pasticceria e della biscotteria» (voce 68, parte III); nella pizza, anche se la pasta sarebbe assoggettata all’aliquota del 4% della voce 15, parte II, va considerato anche il condimento, quindi, si ritiene applicabile il 10%;
  • alla cessione di «estratti o essenze di caffè, di tè, di mate e di camomilla» si applica l’Iva del 10% (voce 76, parte III);
  • va considerata la voce residuale 80, parte III, con Iva del 10%, dove dovrebbero rientrare i gelati artigianali e le crepes;
  • si applica l’Iva del 22% al vino, alle bibite e alla birra.
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