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Nuovo superbonus 110%: gli interventi

Il comunicato del Mef sull’attuazione del Dl Rilancio lascia pensare che l’operatività della detrazione del 110% non sia immediata, ma la norma è in vigore e agevola le spese sostenute dal 1° luglio. Mancano però le istruzioni di dettagli e le modalità di opzione per la cessione del credito e lo sconto in fattura. Senza contare le possibili modifiche da parte del Parlamento con la conversione del Dl 34/2020.

«Occorre attendere la conversione del decreto (come per l’ecobonus e il sismabonus al 110%)». La frase è contenuta nel comunicato diramato giovedì 18 giugno dal ministero dell’Economia, per precisare che l’attuazione del decreto Rilancio non sta andando a rilento. Secondo il ministero, molti provvedimenti sono stati adottati in anticipo, mentre per altri – incluse le detrazioni per l’edilizia potenziate al 110% – bisogna aspettare la conversione del decreto.

Bloccata anche la possibilità di convertire il bonus in sconto in fattura o di cedere il credito d’imposta all’impresa che esegue i lavori o ad altri soggetti, comprese le banche.

Il nuovo superbonus del 110% non è, comunque, di facile applicazione è abbastanza chiaro ciò che possono fare i condomìni e le persone fisiche che detengono edifici unifamiliari al di fuori dell’attività di impresa o di lavoro autonomo, è assai più difficile capire quali sono le agevolazioni per le singole persone fisiche proprietarie di appartamenti condominiali.

Gli interventi

L’art. 119, comma 1, del Dl 34/2020 elenca con le lettere a), b), e c) tre interventi trainanti la detrazione al 110% anche per gli altri interventi di risparmio energetico qualificato di cui all’art. 14 del Dl 63/2013 (come la sostituzione di finestre comprensive di infissi) che ordinariamente fruirebbero della detrazione al 50-65%.

La lettera a): interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali (c.d. cappotto termico) che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo; la detrazione è calcolata su un ammontare non superiore a euro 60.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio; i materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al Dm Ambiente 11 ottobre 2017.

La lettera b): riservata alle parti comuni degli edifici, per la sostituzione degli impianti di riscaldamento centralizzati.

La lettera c): riservata soltanto agli edifici unifamiliari e riguarda la sostituzione degli impianti di riscaldamento, quindi non rilevano per gli appartamenti dei singoli condòmini.

Così formulata la disposizione pare evidentemente orientata ai condomìni, come si desume dal riferimento al «numero delle unità immobiliari» e alla «superficie disperdente lorda dell’edificio» e non dell’unità immobiliare.

Tuttavia sembra possibile l’applicazione alle singole unità immobiliari facenti parte del condominio, però a rigide condizioni, visto che il cappotto termico deve riguardare il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio condominiale e non della singola unità immobiliare, e l’intervento, oltre a dover rispettare i requisiti tecnici minimi ex art. 14, comma 3-ter, del Dl 63/2013 e i requisiti ambientali ex Dm 11 ottobre 2017, deve anche consentire un salto di due classi energetiche non della singola unità immobiliare, ma dell’edificio condominiale (comma 3 dell’art. 119).

L’intervento risulta più facile per i cosiddetti condomìni minimi e le villette bifamiliari.

In conclusione il singolo condomino non potrà fruire del superbonus al 110% in assenza degli interventi trainanti: quindi, niente rifacimento dell’impianto termoautonomo e neppure sostituzione di finestre comprensive di infissi (per cui resta la detrazione del 50-65% sussistendone i presupposti).

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