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Credito d’imposta del 110%: fruizione indebita, sanzioni per l’impresa e per il fruitore

L’indebita fruizione del credito di imposta del 110% per gli interventi di isolamento termico, per la sostituzione di impianti di climatizzazione e così via, può comportare conseguenze penali tributarie assai gravose, aldilà delle specifiche sanzioni a carico degli attestatori.

Si possono ipotizzare almeno tre situazioni illecite.

1. Lavori non fatti. Innanzitutto, potrebbe configurarsi il caso in cui i lavori in questione non vengano svolti, ovvero riguardino interventi del tutto differenti rispetto a quelli previsti per l’accesso al beneficio e indicati nelle fatture rilasciate dalla ditta fornitrice. Questa ipotesi appare meramente scolastica in quanto presupporrebbe una (pericolosa) connivenza illecita della ditta esecutrice dei lavori, di chi li riceve e degli attestatori.

2. Importo dei lavori sovrafatturati. L’altra situazione ipotizzabile, e per la verità anche più frequentemente configurabile, riguarda i casi in cui i lavori descritti in fattura siano stati effettivamente eseguiti, tuttavia il costo venga sovrastimato e ciò verosimilmente per fruire di un maggiore credito di imposta rispetto a quello realmente spettante o per ottenere, a fronte della medesima spesa, anche l’esecuzione di lavori non ammessi al beneficio.

3. Lavori fatti da soggetti differenti. È poi anche ipotizzabile che i lavori vengano fatturati da un’impresa differente da quella che ha effettivamente eseguito i lavori, ad esempio perché il cliente ha necessità di cedere il credito d’imposta e l’impresa, per le più svariate ragioni, non può utilizzarlo.

In tutte le ipotesi descritte, potrebbero configurarsi alcuni illeciti: operazioni inesistenti oltre che, a determinate condizioni, indebite compensazioni.

In questi casi all’impresa che esegue i lavori, e quindi che emette le fatture, è configurabile il delitto previsto dall’articolo 8 del Dlgs 74/2000 in base al quale è punito con la reclusione da quattro a otto anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione, emette o rilascia fatture per operazioni inesistenti.

In base all’articolo 1 del Dlgs 74/2000, inoltre, il fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte, include anche la possibilità di consentire a terzi il riconoscimento di un inesistente credito d’imposta.

Nel caso in cui l’importo non rispondente al vero sia inferiore a 100mila euro, si applicherebbe la reclusione da uno anno e sei mesi a sei anni.

Per chi ha beneficiato dei lavori, infine, e quindi ha ricevuto le fatture:

  • se le ha indicate in dichiarazione, questo è il caso di un soggetto iva che detrae l’imposta, si configurerebbe lo speculare delitto di dichiarazione fraudolenta,
  • se invece si tratta di persona fisica, che non ha indicato in dichiarazione la fattura, si potrebbe configurare il concorso nel precedente reato di emissione commesso dall’impresa edile.

Oltre a ciò si verranno applicate tutte le altre sanzioni previste dalla norma tributaria.

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